Scheda avvio attività Pizza da Asporto


Definizione
L’attività svolta in una pizzeria d’asporto consiste nella produzione di pizza per la vendita nei
locali di fabbricazione o in locali adiacenti, con esclusione del consumo sul posto in aree a tal
fine attrezzate con tavoli, sedie, panche, divani, mensole o altro (altrimenti si avrebbe
somministrazione al pubblico di alimenti, attività che richiede il rilascio di un’autorizzazione da
parte del Comune di ubicazione). Può essere associata la vendita di prodotti alimentari
confezionati, come le bevande.
Avvio dell'attività
Gli adempimenti per l’apertura di una pizzeria d’asporto sono i seguenti:
1. Eventuale costituzione della Società:
a seconda della forma societaria scelta (di persone o capitali) andrà sottoscritto un atto
costitutivo presso un notaio. Tale passaggio non è necessario in caso di ditta individuale.
2. Comunicazione Unica:
Dal 18 agosto è entrata in vigore la "comunicazione unica" (detta anche ComUnica), che sarà
l'unico strumento che tutte le imprese dovranno utilizzare per gestire le procedure di inizio,
modificazione e cessazione delle attività.
Nell'ottica della semplificazione amministrativa, infatti, la legge ha previsto una trasmissione
unificata al registro delle imprese di tutte le istanze, prima presentate a diverse pubbliche
amministrazioni.
Consiste nella trasmissione di un'unica pratica che contiene le istanze di inizio o modificazione
o cessazione delle attività dirette:
• al registro delle imprese;
• all'agenzia delle entrate;
• all'Inps;
• all'Inail.
Gli adempimenti dovranno essere curati solo "per via telematica" con firma digitale, senza
distinzione di forma giuridica. Dunque, oltre che per le società, anche per gli imprenditori
individuali si apre il percorso obbligatorio dell'invio telematico delle pratiche e degli atti al
registro delle imprese.
Per approfondimenti si invita a consultare la pagina del sito internet della Camera di
Commercio www.bs.camcom.it selezionando dalla homepage l'area "registro imprese", ed
accedendo alla pagina "Comunicazione unica".
3. Iter burocratico:
la vendita di propri prodotti da parte dell’artigiano nei locali di produzione o in quelli adiacenti
non è considerata attività commerciale, per cui gli adempimenti necessari sono:
• comunicazione di possesso dei requisiti, sostitutiva della richiesta di autorizzazione sanitaria all’ASL competente;
• la predisposizione del piano di autocontrollo aziendale (HACCP) che permette di
conoscere e gestire i rischi igienico-sanitari legati alla specifica produzione alimentare.
Se vengono, però, venduti anche altri prodotti (alimentari o non alimentari), bisogna
presentare al Comune dove avrà sede l’esercizio una Comunicazione di inizio attività su un
apposito modulo ed attendere trenta giorni, senza che il Comune abbia comunicato nulla in
contrario, per poter iniziare l’attività di vendita, tenendo conto che per il commercio di alimenti
e/o bevande debbono sussistere i requisiti professionali.
4. Bollatura Libri Contabili:
Eventuale bollatura libri contabili: si effettua presso l’ufficio certificati e atti della Camera di
Commercio o presso un notaio.
Requisiti
Strutturali:
I locali debbono essere conformi alle vigenti norme, prescrizioni e autorizzazioni in materia di
edilizia, urbanistica e igienico-sanitaria, nonché a quelle sulla destinazione d’uso dei locali e
degli edifici (artigianale e/o commerciale). Per acquisire le informazioni in merito bisognerà
rivolgersi all’ufficio comunale competente in materia di urbanistica e di edilizia privata.
Professionali:
Sono richiesti solo nel caso in cui all’attività artigianale sia associata la vendita di prodotti
alimentari:
Il titolare dell’impresa individuale ovvero il legale rappresentante (o il delegato o preposto) di
società, associazione o organismi collettivi, devono possedere uno dei seguenti requisiti:
• avere frequentato con esito positivo un corso professionale per il commercio alimentare,
istituito e riconosciuto dalla regione;
• avere esercitato in proprio per almeno due anni nell’ultimo quinquennio, l’attività di
vendita all’ingrosso o al dettaglio di prodotti alimentari, o di avere prestato la propria
opera, per almeno due anni nell’ultimo quinquennio, presso imprese alimentari, come
addetto alla vendita o all’amministrazione o come coadiutore familiare, iscritti all’INPS;
• avere uno dei requisiti professionali per l’esercizio dell’attività di somministrazione
alimenti e bevande, come previsto dalla legge della Regione Lombardia n. 30/2003:
° avere frequentato con esito positivo un corso professionale per la somministrazione
di alimenti e bevande istituito o riconosciuto dalla Regione Lombardia, ovvero essere
in possesso dei seguenti titoli di studio: diploma di scuola alberghiera o titolo
equivalente; laurea in: medicina e veterinaria, farmacia, scienza dell’alimentazione,
biologia, chimica agraria; laurea breve o specialistica attinente alla trasformazione
dei prodotti alimentari o alla ristorazione; diplomi di maturità e diplomi triennali di
istruzione professionale, diplomi e attestati di qualifica rilasciati dalle Regioni a conclusione
di percorsi di durata non inferiore al biennio, attinenti la conservazione,

la trasformazione, la manipolazione e la somministrazione di alimenti e bevande (ad
es: diploma di perito agrario, corso di aiuto cuoco).
° avere superato un esame di idoneità all’esercizio dell’attività di somministrazione di
alimenti e bevande davanti ad apposita commissione costituita presso la Camera di
Commercio.
° essere stato iscritto, nel quinquennio antecedente all’entrata in vigore della Legge
Regione Lombardia n. 30/2003 (dal 13.1.1999 al 13.1.2004) al Registro Esercenti il
Commercio (R.E.C.), di cui alla L. 426/71, per l’attività di somministrazione di
alimenti e bevande.
N.B.: dal 13.1.2004, l’iscrizione al R.E.C. non era più richiesta per l’esercizio dell’attività di
somministrazione svolta nell’ambito della Regione Lombardia. Il R.E.C. è stato recentemente
abolito su tutto il territorio nazionale con la Legge n.248/2006. . Pertanto, non esistendo
interpretazioni univoche sull’applicabilità di questo requisito, si consiglia di verificare l’indirizzo
adottato dal Comune nel cui territorio si intende avviare l’attività.
Normativa
• Legge quadro sull’artigianato n. 443 del 1985
• Decreto legislativo n. 155 del 26 maggio 1997 – Igiene dei prodotti alimentarie metodo
HACCP
• Delibera Giunta Regionale n. VI/49632 del 18.4.2000 - semplificazione procedure di
autocontrollo del sistema HACCP.

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